Il Museo Nazionale d'Abruzzo è il museo più importante di tutta la regione a livello artistico; è ospitato nelle 37 sale del Castello di L'Aquila (comunemente chiamato forte spagnolo), nel cortile e al primo e secondo piano. Al piano terra, in 2 sale s...
Il Museo Nazionale d'Abruzzo è il museo più importante di tutta la regione a livello artistico; è ospitato nelle 37 sale del Castello di L'Aquila (comunemente chiamato forte spagnolo), nel cortile e al primo e secondo piano. Al piano terra, in 2 sale sono esposti reperti archeologici, tra cui molte steli funerarie, ma il più importante è l' Elephas meridionalis, i resti monumentali di un mammut, uno dei più grandi d'Italia (ritrovato nel 1943). Al primo piano, in 10 sale, vi sono opere scultoree e pittoriche dalla fine del XII sec. alla fine del XV sec. Da segnalare le opere di ignoti scultori e pittori, maestro del Trittico di Beffi, Silvestro dell'Aquila, Saturnino Gatti e le delicate Madonne con Bambino. Al secondo piano opere pittoriche, tessuti, oreficeria sacra dagli inizi del XVI secolo fino al '900. Opere di grande pregio, quali Nicola da Guardiagrele, Francesco da Montereale, Bartolomeo di Giovanni, Pompeo Cesura, Giovan Paolo Cardone, Giulio Bedeschini, il Maestro di Fossa. Tra le opere moderne, quelle di Teofilo Patini e Francesco Paolo Michetti.
PIANO TERRA Sala 1: Arkidiskon Meridionalis Vestinus La sala era un tempo cisterna dell'acqua per i soldatiìi he vi si rifugiavano; oggi vi è esposto un grande scheletro di Arkidiskon Meridionalis Vestinus, una specie di mammut (ma non fa parte di questa specie) molto più anitoc del mammut. Fu ritrovato nel 1948 a Scoppito e fu portato qui l'anno dopo, quando fi istituito il museo.
Sale 2-3-4:Donazione Emilio Greco La donazione comprende sculture e dipinti dell'artista catanese Emilio Greco.
Sala 5: Saletta dell'Ottocento nella sala sono esposti alcune opere della fine del XIX e inizi XX sec.,di noti artisti abruzzesi,tra cui: i morticelli(1880) di Francesco Paolo Michetti e il noto quadro La lavandaia (1888) di Pasquale Celommi.
Sale 6-7-8-9: sezione archeologica In queste sale sono esposte alcuni reperti (dall'età protostorica all'età romana)provenienti dall'antico territorio dei vestini e,principalmente, da L'Aquila. Interessante la sala 8, la più grande, con reperti di età sanittica, e la sala 9, con reperti funerari di età romana.
Sala 10: sala del Gonfalone Nella sala vi è esposto, nella teca più grande del mondo,il gonfalone più grande del mondo: è quello realizzato da Giovan Paolo Cardone verso il 1586 per la basilica di San Bernardino, da dove proviene. Al centro vi è il Cristo risorto (secondo lo schema di Michelangelo nella Basilica di S.Maria sopra Minerva a Roma) e ai lati un Angelo con la coppa del sangue e la Vergine Maria; sotto, la città di L'Aquila cinta da mura e retta dai suoi quattro santi protettori: San Massimo, San Bernardino da Siena, Celestino V e Sant'Eutizio. Nei pennacchi altri quattro santi,tra cui Giacomo della Marca; l'opera è firmata nella parte centrale del dipinto, in basso a sinistra: Jo Paulo Cardonus Aquilani (Giovanni Paolo Cardone aquilano). Nella sala vi è anche un modellino del castello del '700: ci si accorge che è cambiato poco o nulla dell'aspetto,anche se in questo modellino manca il portale d'ingresso, staccato dopo il terremoto del 1706 dalla chiesa delle Anime sante.
Sala 11: scalone Questo è lo scalone che porta al primo piano: vi sono esposti due affreschi del Xv sec.,riconducibili allo stesso artista.
PRIMO PIANO
Sala 12: pittura e scultura del XIII secolo Le opere della sala testimoniano i livelli artistici raggiunti dall'Abruzzo nel XIII sec. L'unica opera pittorica presente è il Crocifisso da iconostasi, formato da due travi unite,mentre le pitture (eseguite alla metà del 1200) sono opera di un artista locale,ma abbastanza aggiornato sulle correnti pittoriche del tempo. Le altre opere sono tutte sculture di Madonna con Bimbo,la cui produzione durò fino al XVI sec., con grandi esponenti come Saturnino Gatti e Silvestro dell'Aquila. Sono tutte datate alla fine del XIII secolo.